Prevenzione 2017-11-28T09:02:06+00:00

PREVENZIONE

“Il medico del futuro non prescriverà medicine, ma interesserà i suoi pazienti alla cura del contesto della loro esistenza, all’alimentazione, e alle cause e alla prevenzione delle malattie.”

Thomas Edison

La prevenzione primaria è promozione della salute, e mira all’adozione di interventi che potenziano i determinanti positivi e controllano i determinanti negativi sia individuali che ambientali; la Carta di Ottawa, sottoscritta dagli Stati appartenenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), definisce la promozione della salute come “il processo che consente alle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla”. Nelle malattie dell’apparato digerente la prevenzione primaria punta all’eliminazione dell’abitudine al fumo, al consumo di alcol, oltre che al controllo del peso, attraverso una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo.
La prevenzione secondaria come individuazione del rischio comprende sia gli screening di popolazione che la medicina predittiva; si riferisce alla diagnosi precoce di una malattia, permettendo così di intervenire precocemente sulla stessa. La precocità di intervento aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi. Un esempio di prevenzione secondaria è la ricerca del sangue occulto nelle feci nell’ambito dello screening del cancro colo-rettale
La prevenzione terziaria è la gestione della malattia e delle sue complicanze; significa adozione di protocolli diagnostico-terapeutico-riabilitativi fondati sull’evidenza di efficacia, con standard di qualità, con verifiche e sorveglianza periodica. La prevenzione in questo caso è quella delle complicanze, delle probabilità di recidive della malattia e della morte per la malattia.

CARCINOMA COLONRETTALE
Lo screening del cancro colorettale è giustificato in quanto:
– la malattia è frequente e causa di elevata morbilità e mortalità
– i test usati permettono la diagnosi in fase iniziale, sono accurati, accettabili per il paziente, ed attuabili nella pratica clinica italiana;
– è disponibile una terapia efficace per la malattia diagnosticata precocemente
– esistono prove che i rischi sono inferiori ai benefici.
In Italia il tasso standardizzato di incidenza del cancro colorettale è 80/100.000 abitanti, mentre il tasso di mortalità è 20/100.000 all’anno. Il cancro del colon si pone al secondo posto tra i tumori sia per incidenza che per mortalità sia nell’uomo che nella donna.
Un altro elemento che giustifica lo screening è che tale cancro si presenta in modo significativo solo dopo i 50 anni di età e quindi lo screening va iniziato sopra questa età.
La prognosi di questo tumore cambia molto in funzione dello stadio in cui viene diagnosticato: è importante quindi una diagnosi precoce.
Infine il cancro del colon si sviluppa quasi esclusivamente da adenomi (polipi), e tale “trasformazione” necessita in genere di un tempo superiore ai 10 anni.
L’obiettivo dello screening è trovare gli adenomi e asportarli prima che diventino cancri e diagnosticare i cancri in fase iniziale, curabile e guaribile.

CANCRO DELLO STOMACO
Un semplice test del sangue potrebbe rivelare le persone ad alto rischio di tumore allo stomaco. L’esame, effettuato soltanto tramite un normale prelievo venoso, e sino a oggi utilizzato per la diagnosi della gastrite, misura le tracce della secrezione gastrica nel sangue e la loro presenza nello stomaco. Ad oggi non disponiamo di marcatori specifici che possano aiutarci a verificare la presenza di un carcinoma gastrico in fase iniziale, per questo abbiamo pensato di usare questo test che permette di valutare una serie di marcatori (pepsinogeno I, pepsinogeno II e gastrina 17) che identificano il tipo di gastrite e la sua sede all’interno dello stomaco, per valutare gli stati pre-cancerosi e monitorare quei pazienti che potrebbero essere a rischio di ammalarsi.
SPESSO LETALE – Quello allo stomaco è uno dei pochi tumori di cui si registrano sempre meno casi, ma è ancora spesso letale perché nella maggior parte dei casi viene diagnosticato tardi. La ricerca italiana dimostra che la familiarità al tumore dello stomaco e l’assenza o un basso livello di acidi gastrici (causato dall’atrofia gastrica) rappresentano un campanello d’allarme fondamentale per identificare le persone ad alto rischio; il test consente di identificare la presenza di una gastrite cronica, definirne le caratteristiche, stabilire se è presente il batterio Helicobacter Pylori e quindi decidere se sia necessaria o meno l’endoscopia per quel paziente.
INSACCATI E CARNI ROSSE – Nel nostro Paese ogni anno sono circa 13.200 le nuove diagnosi di carcinoma gastrico e anche se le ragioni del calo nel numero dei casi non sono del tutto chiare, è certo che l’alimentazione gioca un ruolo importante fra le cause scatenanti, come provano le differenze regionali nella classifica dell’incidenza, che vede in testa regioni a forte consumo di insaccati e carni rosse specie se cotte alla brace. «Una dieta ricca di cibi affumicati o salati ne può favorire l’insorgenza, così come il consumo di alcol e il fumo di sigaretta, che possono contribuire alla trasformazione del tessuto gastrico in senso tumorale. Ora sappiamo pure che chi ha un parente di primo grado (genitori, fratelli, figli) che ha avuto un tumore allo stomaco è più a rischio, anche perché abbiamo capito che una parte dei casi è ereditaria, in quanto legata ad alcune alterazioni genetiche che si possono trasmettere. Poi c’è la sempre maggiore consapevolezza del ruolo svolto dall’Helicobacter, un batterio responsabile anche dell’ulcera gastrica e duodenale: la sua presenza nello stomaco può alterare, nel corso di anni, i delicati equilibri che esistono fra le cellule. Studi recenti, infine, hanno dimostrato che chi soffre di gastrite atrofica ha una probabilità persino sette volte maggiore di sviluppare un carcinoma gastrico.
DIAGNOSI PRECOCE – Come per tutti i tipi di tumore, la diagnosi precoce fa una grande differenza. Anche da un tumore aggressivo come quello dello stomaco, se individuato agli inizi, si può guarire (il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 95%), mentre le probabilità diminuiscono se la malattia viene scoperta in fase localmente avanzata o metastatica. Purtroppo i sintomi sono vaghi e possono facilmente essere confusi con quelli di una gastrite o di un’ulcera gastrica (nausea, difficoltà di digestione, mancanza di appetito o difficoltà a mangiare grandi quantità di cibo), per cui spesso vengono trascurati. Ecco perché è importante mettere a punto test efficaci, a cui sottoporre soprattutto le persone che già oggi sappiamo essere a rischio di ammalarsi. L’obiettivo è di arrivare a fare ciò che oggi si fa per il tumore del colon con il test del sangue occulto nelle feci: semplice, veloce, economico e in grado di richiamare l’attenzione su possibili carcinomi ai primi stadi. Serve mettere a punto un esame di simile efficacia, che possa essere fatto a tappeto sulle persone a rischio e che indichi poi chi deve essere sottoposto, in caso di sospetti, a endoscopia.

TUMORE DEL FEGATO
I tumori primitivi del fegato sono al 5° posto tra le cause di morte per tumore e la principale causa di morte nella cirrosi . La cirrosi in particolare HCV correlata, è il più importante fattore di rischio per HCC con una incidenza del 3- 7%/anno.
Possibili iniziative La prevenzione primaria mira ad abbattere i fattori di rischio (vaccinazione contro HBV, riduzione consumo alcolico, controllo dell’obesità e del diabete, ecc) e ad arrestare la progressione a cirrosi. La prevenzione secondaria ha come obiettivo la diagnosi precoce dell’HCC mediante programmi di screening- sorveglianza.
La sorveglianza è raccomandata per la cirrosi virale e alcoolica, l’emocromatosi, e la biliare primitiva. L’ecografia ogni 6-12 mesi si è dimostrata in grado di migliorare la sopravvivenza a 5 anni aumentando la quota di tumori scoperti in fase precoce e, di conseguenza il numero di casi trattabili con terapie potenzialmente curative. Tuttavia, In Italia ancora più del 60% dei casi giunge all’osservazione al di fuori di programmi di sorveglianza, per complicanze acute o cachessia neoplastica e va quindi migliorata la ricerca nella popolazione delle epatopatie ed in particolare di quelle dismetaboliche, in drastico aumento, e della cirrosi “sommersa” con l’attuazione estensiva dello screening- sorveglianza ecografica.

ALCUNI CONSIGLI DIETETICI
ALLA BASE DELLA PREVENZIONE: UN’ALIMENTAZIONE CORRETTA E UNO STILE DI VITA ATTIVO

1. Il peso corporeo deve essere il più possibile stabile nel tempo, entro i limiti concordati con il medico. E’ raccomandabile controllare il peso corporeo, sempre sulla stessa bilancia, al mattino a digiuno.
2. La dieta deve essere bilanciata (55% delle kilocalorie da carboidrati, 15% da proteine e circa 25-30% da grassi, e = 10% kcalorie da grassi saturi; attenzione a minimizzare l’uso del sale e ad un adeguato apporto di fibre (= 20–30 g al giorno) con almeno 5 porzioni al giorno di frutta/verdura
3. Ridurre il più possibile il consumo di prodotti nella cui composizione entrano oli di cocco o di palma, grassi idrogenati o oli vegetali non meglio definiti (biscotti, prodotti da forno tipo grissini o crackers, prodotti di pasticceria, brioche, ecc), in quanto tali grassi inducono l’aumento dei lipidi ematici. Possono essere sostituiti con prodotti simili nella cui composizione sia dichiarato olio di oliva, o con prodotti fatti in casa, o con farinacei semplici (pane fresco).
4. Ridurre il più possibile bibite zuccherate ed alimenti con elevato contenuto di zuccheri a rapido assorbimento (snacks, brioche etc)
5. Il consumo di bevande alcoliche va completamente evitato in soggetti con malattie del fegato, qualunque ne sia la causa. In tutte le altre condizioni il consumo di alcol va limitato ad un massimo di 1-2 bicchieri di vino al giorno.
6. E’ molto importante fare un’attività fisica regolare (almeno 3/5 volte alla settimana), di intensità moderata (camminata veloce, bicicletta, nuoto, ecc), per almeno 30-60 minuti per volta.

Qualche aiuto anche da…
Caffè. Il segreto sono le sostanze antiossidanti, come i polifenoli, di cui la bevanda è ricca e che permetterebbero di contrastare l’infiammazione cronica del fegato. Due o tre tazzine, quindi, oltre a essere una delle più consolidate tradizioni italiane sono anche un valido aiuto per prevenire l’aggravarsi delle malattie croniche di fegato verso la cirrosi.
Acqua. Sebbene un bicchiere di vino sia irrinunciabile per il brindisi, l’acqua rappresenta l’unica scelta per placare la sete ed è un elemento chiave per mantenere il corpo in buona salute. Attenzione, invece, all’alcol il cui consumo va limitato, e alle bevande gassate che, contenendo un’elevata quantità di zuccheri, sono molto caloriche.
Cioccolato. Due o tre quadratini al giorno proteggono il fegato dalla produzione di tessuto fibroso, una sorta di “cicatrice” che rende l’organo meno funzionale. Si tratta di una proprietà comune anche al caffè. Attenzione, però, a non esagerare e a prediligere il cioccolato fondente, con il 70% o più di cacao.
Curcuma. Questa spezia esotica, grazie al suo principio attivo, la curcumina, ha un elevato potere disintossicante per il fegato. Inoltre, aiuta questo organo a rigenerare le cellule danneggiate e aumenta la produzione della bile, oltre a essere una piacevole scoperta culinaria.
Tè verde. Una tazza al giorno di questa semplice bevanda può essere d’aiuto nella lotta ai radicali liberi, contrasta gli effetti negativi dell’accumulo di grasso e può svolgere una funzione antitumorale. I suoi effetti positivi sono dovuti all’elevata concentrazione di antiossidanti.
Berberina. Usato da secoli dalla medicina cinese, questo farmaco naturale si ricava dalla corteccia, dal fusto e dalle radici di una particolare famiglia di piante. Ha molte qualità tra cui la più rilevante è la capacità di ridurre il colesterolo nel sangue, con grande vantaggio di tutto l’organismo.
Cardo mariano. Anche se non si consuma direttamente, da questa pianta, tipica del Mediterraneo, si estrae un fitofarmaco, la silibina, che ha un’azione che ostacola l’accumulo di grasso nel fegato e riduce l’infiammazione dell’organo che ne deriva. Si tratta di una funzione importante perché impedisce al grasso in eccesso di soffocare la funzione dell’organo e di degenerare.